
Nel dialogo tra Gesù Cristo e Nicodemo, il Vangelo pronuncia una frase sorprendente:
«Se vi ho parlato delle cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose del cielo?»
Giovanni 3:12
Gesù dice queste parole a un uomo colto, un maestro della Legge, qualcuno abituato a ragionare e a interpretare le Scritture. Eppure proprio Nicodemo fatica a comprendere. Allora il Maestro pone una domanda enorme che pone anche a noi oggi, se l’uomo non riesce ad aprirsi al mistero che già abita la vita concreta, come potrà accogliere il mistero più grande, quello delle cose del cielo?
Questa domanda evangelica sembra rivolta con sorprendente attualità anche al nostro tempo. Il mondo contemporaneao ha imparato a conoscere la terra con una precisione straordinaria. Sappiamo misurare l’universo, analizzare la materia, trasformare la natura con la tecnologia. Tuttavia, proprio mentre la conoscenza della terra cresce, sembra affievolirsi la capacità di parlare del cielo.
Sembra smarrito il senso spirituale e ultimo della vita. Il cielo, nella Bibbia, non è semplicemente lo spazio sopra di noi, ma il luogo della presenza di Dio, l’orizzonte in cui la vita umana trova il suo compimento, la dimora degli Angeli, la comunione dei Santi e quella realtà che la Scrittura chiama Gerusalemme celeste. Quando questa dimensione scompare dall’orizzonte dell’uomo, la vita rischia di diventare sorprendentemente più povera, anche in mezzo all’abbondanza di mezzi e di conoscenze..
Molti pensatori della modernità hanno notato questa perdita di orientamento, questo profondo disincanto. L’uomo contemporaneo possiede strumenti potentissimi, ma spesso non sa più rispondere perché vivere, perché amare, perché soffrire, perché sperare. Quando il cielo scompare dall’orizzonte, la vita rischia di ridursi a una sequenza di obiettivi immediati, produrre, consumare, organizzare, sopravvivere.
Eppure nel cuore umano continua ad abitare una nostalgia che nulla riesce a spegnere. La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto questa inquietudine. Agostino d’Ippona la descrive con parole eterne: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te”.
Per questo il Vangelo non parla delle cose del cielo come di una fuga dalla terra. Le cose del cielo cominciano già qui, quando la vita si apre alla verità. La fede, in questa prospettiva è l’apertura di uno sguardo nuovo sulla realtà, la scoperta che la vivere è più di sopravvivere. Forse è proprio questo che oggi manca di più. In una società che parla continuamente di efficienza, di prestazione, di risultati, l’uomo continua silenziosamente a porsi domande che appartengono all’anelito delle cose del cielo. Tornare a guardare il cielo significa riconoscere che la vita umana è più grande di noi. È la promessa del Vangelo che rende la terra abitabile e piena di speranza in cammino verso la Gerusalemme del Cielo.
Preghiera sul Vangelo di Oggi
Signore Gesù,
tu conosci il desiderio più profondo del nostro cuore.
Spesso siamo presi dalle cose della terra,
dalle preoccupazioni quotidiane e dalle mille urgenze della vita.
Eppure dentro di noi resta una nostalgia più grande.
Apri il nostro sguardo alle cose del cielo.
Fa’ che non perdiamo il senso della tua promessa
e che la nostra vita non si chiuda nel piccolo orizzonte delle cose immediate.
Donaci un cuore capace di speranza,
uno sguardo capace di riconoscere la tua presenza
e una fede che sappia guardare oltre, verso Te.
Amen.
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
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