
Esistono pagine del Vangelo che non hanno compromessi. Il brano di Giovanni che leggiamo oggi è una di queste. Piuttosto che essere discorso rassicurante, è un urto frontale contro la nostra logica. Infatti tutto inizia con una discussione aspra. I Giudei che ascoltano Gesù a Cafàrnao si pongono la domanda — «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» — è la reazione naturale di chi si sente davanti a un assurdo.
Eppure, Gesù invece di tranquillizzare, alza la posta.
Nel testo originale greco, il linguaggio si fa quasi crudo. Gesù smette di usare il verbo comune per “mangiare” e inizia a usare trōgein, che significa letteralmente masticare, triturare. Per ricordarci che il cristianesimo è la religione dell’Incarnazione. Dio non si è fatto “idea”, si è fatto “carne”. Inoltre per un ebreo, bere il sangue era il tabù dei tabù (il sangue appartiene solo a Dio). Dicendo «bevete il mio sangue», Gesù sta facendo una rivelazione sconvolgente: Egli vuole condividere con noi la sua stessa vita divina. Attraverso l’Eucaristia, la “linfa” di Dio scorre nelle nostre vene. È quella che Giovanni esprime con le parole io in Lui, Lui in me. Un innesto vitale che ci apre e al contempo ci incorpora per l’eternità.
Vangelo
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
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