
l Vangelo di Giovanni apre il racconto della Passione con una frase che è già una chiave di tutto ciò che accadrà:
«Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine».
In greco l’espressione eis télos non significa semplicemente “fino all’ultimo momento”, ma fino al compimento, fino alla pienezza dell’amore indicando il suo punto più alto, la sua forma perfetta, la sua origine ed il suo fine. Perdonatemi oggi un pò di filosofia, ma ci aiuta a entrare meglio nel Vangelo.
Il termine télos (τέλος) è una parola greca che significa fine, compimento, scopo. Non indica semplicemente la conclusione cronologica di qualcosa, ma il punto in cui una realtà realizza pienamente ciò che è. Il telos è la pienezza della forma di una realtà, il suo compimento, compimento ultimo, o realizzazione perfetta. Alcuni esempi. Il telos del seme è diventare pianta, quello dell’occhio vedere, quello del coltello tagliare, quello del giovane crescere. Quindi quando nel Nuovo Testamento, si dice che Cristo ama “fino alla fine” (Gv 13,1), il greco usa εἰς τέλος (eis télos), significa fino al compimento pieno dell’amore secondo la sua natura e la sua verità, e non si intende semplicemente fino all’ultimo momento in senso cronologico.
Ma quindi qual è questo compimento dell’amore?
Amare non è una teoria tanto che il fine dell’amore ce lo descrive il Vangelo quando Gesù, sapendo che tutto è ormai nelle sue mani e che la sua ora è giunta, si alza da tavola, depone le vesti e si cinge di un asciugamano. Poi prende l’acqua e comincia a lavare i piedi ai discepoli. Nel mondo antico questo era il gesto dello schiavo. Le strade erano polverose, i sandali aperti, e chi entrava in casa portava con sé la polvere del cammino. Lavare i piedi era il compito più umile della casa.
Ed è proprio qui che il Vangelo colloca il compimento dell’amore.
L’amore giunge alla sua pienezza quando non cerca più il proprio posto, quando si abbassa fino a servire l’altro. Quando non difende la propria dignità, espondosi alla fragilità. Quando invece di dominare, si china. Forse proprio per questo Giovanni introduce il gesto con parole solenni: Gesù sa di venire da Dio e di ritornare a Dio. E proprio mentre è pienamente consapevole della sua origine e della sua gloria, si inginocchia davanti ai suoi discepoli.
Il compimento dell’amore è la libertà di donarsi.
Per questo Pietro reagisce con stupore:
«Signore, tu lavi i piedi a me?».
È lo scandalo di un Dio che serve, di un Maestro che non si difende ma si consegna.
Il telos dell’amore, secondo il Vangelo, è dunque il consumarsi nell’umile gratuità del servire e tanto che il compimento dell’amore della lavanda dei piedi diventerà la forma dell’amore della vita cristiana. Perché l’amore brilla di Verità solo quando comincia a passare umilmente e gratuitamente da una vita all’altra senza chiedere niente, svuotandosi di pretese, di egoismo, di attese o desideri egoistici. L’amore è vero se «è paziente, è benevolo, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.»
Azione del giorno
Oggi prova a compiere un gesto di servizio, senza cercare riconoscimento: aiutare qualcuno in silenzio, ascoltare con pazienza, prova a fare qualcosa che normalmente eviteresti.
Preghiera
Signore Gesù,
tu che ti sei chinato davanti ai tuoi discepoli
e hai lavato i loro piedi stanchi,
insegnaci la via del servizio.
Togli dal nostro cuore il desiderio di essere serviti
e donaci la gioia di prenderci cura degli altri.
Fa’ che anche noi, come te,
sappiamo chinarsi sulle fatiche dei fratelli
e trasformare la polvere del cammino
in luogo di amore e di comunione.
Amen.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Parola del Signore.
Una risposta a ““Li amò fino alla fine”: la lavanda dei piedi, il telos e il compimento dell’amore”
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