
Accostati alla meditazione del Vangelo in questo tempo di Quaresima con semplicità e disponibilità interiore.
Leggi lentamente il testo, lasciando che una parola ti raggiunga e rimanga con te, custodiscila nella preghiera lungo la giornata e prova a tradurla in un gesto concreto.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore.
MEDITAZIONE DEL GIORNO
La parabola raccontata da Gesù mette davanti ai nostri occhi due modi opposti di stare davanti a Dio. Entrambi pregano. Eppure il Vangelo rivela che nel cuore dei due uomini accade qualcosa di profondamente diverso. Il fariseo è sicuro di sé. La sua preghiera non è realmente un dialogo con Dio, ma quasi uno specchio nel quale contempla la propria giustizia. Ringrazia Dio, ma in realtà parla di sé: delle sue opere, dei suoi meriti, della distanza che lo separa dagli altri. La sua religione diventa così una forma sottile di autoesaltazione. Il pubblicano invece rimane lontano. Non alza nemmeno gli occhi al cielo. Non ha argomenti da presentare, non ha meriti da esibire. Porta davanti a Dio soltanto la verità della propria vita: «Abbi pietà di me peccatore». Ed è proprio quest’uomo, dice Gesù, che torna a casa giustificato. Non è la perfezione esibita che apre il cuore alla grazia, ma l’umiltà. Non la presunzione di essere giusti, ma la verità di riconoscersi bisognosi di misericordia. Il fariseo guarda gli altri per distinguersi, mentre il pubblicano guarda Dio per affidarsi. Il primo costruisce la propria sicurezza su ciò che fa, il secondo si affida a ciò che Dio può fare nella sua vita. Tra le tante tentazioni della vita spirituale, la più sottile è forse proprio questa: pensare di essere già arrivati, di essere migliori degli altri, di avere diritto alla giustizia di Dio. Ma il cuore del Vangelo è un altro tanto chi si riconosce povero davanti a Dio trova spazio per la sua grazia.
AZIONE DEL GIORNO
Oggi, come nella tradizione Orientale, recita più volte la preghiera del pubblicano:
“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore””
Imparala a memoria e ripetila lentamente durante le giornate.
Questa preghiera, antichissima nella tradizione cristiana, apre il cuore all’umiltà e alla misericordia di Dio.
PREGHIERA
Signore Gesù,
tu conosci la verità del nostro cuore.
Liberaci dalla presunzione di sentirci giusti,
dal giudizio sugli altri,
dalla tentazione di misurare la nostra fede
con i nostri meriti.
Donaci l’umiltà del pubblicano,
un cuore semplice che si affida alla tua misericordia.
Fa’ che impariamo a stare davanti a te
nella verità della nostra vita,
senza maschere e senza orgoglio.
E quando la nostra povertà ci pesa,
ricordaci che proprio lì
la tua grazia può entrare e trasformare la nostra vita.
Amen.