LUNEDÌ QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Alessandro Turchi, Cristo e l’adultera, 1613

Accostati alla meditazione del Vangelo in questo tempo di Quaresima con semplicità e disponibilità interiore.

Leggi lentamente il testo, lasciando che una parola ti raggiunga e rimanga con te, custodiscila nella preghiera lungo la giornata e prova a tradurla in un gesto concreto.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore

MEDITAZIONE DEL GIORNO

Questa pagina di Vangelo ci presenta una donna esposta, messa al centro, senza possibilità di difendersi, e attorno a lei un gruppo di uomini pronti a giudicare, convinti di essere nel giusto. Non è solo una scena del passato, ma è qualcosa che, in forme diverse, continua a ripetersi anche oggi. Gesù, però, non reagisce come ci si aspetterebbe. Non entra subito nella discussione, non prende posizione secondo le categorie di chi accusa. Si china e scrive per terra. È un gesto che crea uno spazio, che sospende il giudizio, che disinnesca la fretta di condannare. È come se dicesse: prima di parlare della colpa dell’altro, fermati. Quando poi si alza, pronuncia parole che non negano la legge, ma la portano nel cuore dell’uomo: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra». Non difende il peccato, ma mette ciascuno davanti alla propria verità. E quella parola fa cadere le pietre, una dopo l’altra. Perché nessuno può davvero ergersi a giudice del vissuto degli altri e alla fine restano solo Gesù e la donna e accade qualcosa di decisivo. Gesù non la condanna, non la schiaccia sotto il peso della colpa, ma nemmeno banalizza ciò che è accaduto. Le restituisce dignità e possibilità: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Misericordia e verità insieme, senza separazioni. Questo Vangelo ci chiede di riconoscerci, a volte, tra quelli che hanno le pietre in mano — nei giudizi affrettati, nelle parole dure, nelle condanne interiori — e altre volte in quella donna, fragile, esposta, bisognosa di essere rialzata. Alla fine, però, tutti siamo chiamati a rimanere davanti a Gesù, così come siamo. È lì che il giudizio si trasforma in misericordia e la colpa non diventa una condanna definitiva, ma un punto da cui ripartire.

AZIONE DEL GIORNO

Oggi sospendiamo il nostro giudicare. E chiediamoci, sono davvero migliore degli altri che vorrei giudicare?

PREGHIERA

Signore Gesù,
tu che non hai condannato, ma hai rialzato,
entra nelle mie fragilità senza paura.

Quando porto il peso dei miei errori,
donami il coraggio di restare davanti a te,
senza fuggire e senza nascondermi.

Quando invece mi sento giusto
e sono tentato di giudicare gli altri,
insegnami a lasciare cadere le pietre.

Metti nel mio cuore la tua misericordia,
che non umilia ma ricrea,
e la tua verità, che non ferisce ma salva.

Fa’ che ogni incontro con te
diventi per me un nuovo inizio.

Amen.