Benvenuto, caro pellegrino, in questo luogo dove il silenzio parla e la pietra si fa preghiera. Ti trovi alle pendici del monte Loreto, a circa dieci chilometri dall’antica città di Gubbio. Hai percorso i sentieri di boschi di querce e hai raggiunto il piazzale ombreggiato dagli imponenti ippocastani. Sei il benvenuto e ti invito ad entrare in contatto con il respiro di una storia che affonda le radici nei secoli. Sono don Francesco, parroco dell’Unità Pastorale Mocaiana di cui fa parte la parrocchia di Loreto. Affido il mio ministero e la nostra comunità alla tua preghiera.
Prima di entrare, in Chiesa desidero condividere con te alcuni passaggi storici che ti immergono in un nella storia della terra che stai attraversando. Ti trovi nella campagna eugubina, in una delle diocesi più antiche della cristianità. Solo per darti un esempio, la Diocesi di Gubbio era già nota nel IV secolo tanto che San Girolamo, scrivendo intorno al 382 d.C. per dimostrare l’uguaglianza dei successori degli apostoli, la scelse come termine di paragone: «Dovunque il vescovo abbia la sua residenza, a Roma, o a Gubbio, o a Costantinopoli… ha la stessa importanza e lo stesso grado sacerdotale…». Inoltre in una lettera Papa Innocenzo I del 416 d.C. conferma ulteriormente che la Chiesa di Gubbio fu fondata da coloro che «venerabilis Petrus vel Eius successores costituerunt sacerdotes» (il venerabile Pietro o i suoi successori costituirono sacerdoti). Nella stessa missiva il pontefice parlava della diocesi eugubina della sua strutta e della sue parrocchie che testimoniano già nel V secolo una chiesa organizzata.
Quindi in questo antichissimo contesto storico ed ecclesiale di antichissima tradizione, sorge la Pieve di Loreto. Restituita al culto dei fedeli nel 2023, è oggi uno dei centri pastorali dell’Unità pastorale Mocaiana, sede dell’Oratorio.
Condivido con te alcune informazioni storico-artistiche.
L’esterno.
Il Portale: Al centro della facciata si apre un portale caratterizzato da un arco a sesto acuto. La struttura è realizzata in semplici conci di pietra squadrati, privi di decorazioni scultoree, che conferiscono all’ingresso un aspetto sobrio e al contempo solenne.
Il Paramento Murario: L’intera superficie esterna è costruita con filari di conci in pietra locale, in particolare calcare bianco e rosaceo. Questa alternanza cromatica è tipica delle emergenze architettoniche umbre. Sul fianco destro della chiesa potrai notare la casa canonica, oggi oratorio parrocchiale.
Il Campanile: In origine, la facciata era sormontata da un piccolo campanile a vela posizionato quasi sopra la porta. Tuttavia, durante gli interventi del Sei-Settecento, questo fu rimosso e sostituito dall’attuale campanile costruito sopra l’abside.
L’interno
Varcata la soglia del portale a sesto acuto, la Pieve ha un’unica navata in stile romanico. Altare sopraelevato e un’unica monofora orientata ad est conduce lo sguardo verso le realtà celesti, indicando il camminino verso la Luce del Cristo che illumina con la sua Luce ogni uomo. Appena sotto la monofora è custodito il SS. Sacramento. Affida a Lui il tuo cammino e le intenzioni di Preghiera che porti nel cuore.
Dalle fonti pervenute, l’attuale struttura è frutto di una ricostruzione del 1233. Inizialmente dedicata a Santo Stefano protomartire, a seguito degli interventi seicenteschi fu intitolata a San Giovanni Battista.
Sul lato SINISTRO della navata:
All’ingresso sulla sinista troverai una colonna Romana con il bacile, oggi usato come fonte Battesimale. Proseguendo, alzando lo sguardo incontrerai un gioiello del 1680 in pietre policrome, è il fonte battesimale antico in uso fino primi lavori di restauro di metà ‘900 che abbassatono il calpesio della chiesa. In alto un bassorilievo policromo in gesso raffigura la scena del Battesimo di Gesù nel fiume Giordano ad opera di Giovanni il Battista. Questa chiesa è una “Pieve”, il che significa che sin dall’antichità possedeva l’unico fonte battesimale per un territorio vastissimo, riscuotendo le decime da tutte le comunità circostanti.
Proseguendo sulla sinistra trovi l’Altare della Santa Famiglia. Nella nicchia al centro della parete è posta una immagine della Santa famiglia di Nazareth. La nicchia è incorniciata da quattordici dipinti su cartone del XVII secolo che illustrano i Misteri del Rosario. Tornati all’antico splendore dopo un accurato intervento di restauro, essi raccontano i misteri del Santo Rosario.
Si inizia da sinistra con i misteri gaudiosi:
1) L’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine
2) La Visita di Maria Santissima a Santa Elisabetta
3) La Nascita di Gesù nella grotta di Betlemme
4) Gesù viene presentato al Tempio
5) Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio
Poi altri cinque relativi ai misteri dolorosi:
1) Orazione di Gesù nell’orto del Getsemani
2) Flagellazione di Gesù alla colonna
3) Incoronazione di spine di Gesù
4) Salita di Gesù al calvario caricato della croce
5) Crocifissione e morte di Gesù (disperso)
Poi altri cinque relativi ai misteri gloriosi:
1) La Resurrezione di Gesù
2) Ascensione di Gesù al cielo
3) Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e Maria Vergine nel cenacolo
4) Assunzione di Maria Vergine al Cielo
5) Incoronazione di Maria Vergine regina del cielo
Sul lato DESTRO della navata
Proseguendo dalla porta di ingresso verso il presbiterio incontrerai il primo altare dedicato a San Sebastiano. Qui lo sguardo incontra una tela settecentesca attribuita a Orazio Morotti (1660-1723) Sulla parete è posta una tela che rappresenta la Vergine Maria sopra un nimbo, contornata da gruppi di cherubini. La Madonna con la mano sinistra solleva il suo manto per proteggere un pargoletto attaccato alla cintura legata ai suoi fianchi; in primo piano sono rappresentati: sulla destra S. Antonio Abate, in abiti pontificali (mitria, piviale e pastorale), con i propri attributi iconografici, il fuoco ed ai piedi il porcellino; sulla sinistra S. Sebastiano nelle vesti di soldato romano, reca nelle mani la palma del martirio, ricordato anche dalla faretra con le frecce posta ai suoi piedi. La tela, databile al XVIII sec., misura cm. 206×141, ma certamente non è la tela descritta nella visita pastorale del 1636 perché non vi è rappresentato S. Matteo, citato nella relazione della visita pastorale. L’altare era di proprietà della Confraternita dei “centurati di S. Agostino e S. Monica” che qui, dal 14/5/1745, veneravano la Madonna sotto il titolo di Madonna della Consolazione, “Madre della Consolazione” o “Madonna della Cintura” è il titolo principale con cui l’Ordine agostiniano onora la Vergine, almeno dal secolo XVII. Nel 1439 l’Ordine ebbe la facoltà di istituire per i laici “Confraternite della Cintura”.
Nel secondo altare troverai la tela della COMUNIONE DEGLI APOSTOLI attribuita a Virgilio Nucci. La tela databile intorno al 1600, misura cm.189×128, è stata restaurata di recente, in occasione del XXV Congresso Nazionale Eucaristico, tenutosi a settembre 2011 in Ancona, dove è stata esposta nella mostra “Alla Mensa del Signore – Capolavori dell’Arte Europea da Raffaello a Tiepolo” programmata per l’occasione nella Mole Vanvitelliana di quella città. La disposizione conferita dal Nucci alla scena è molto vicina alla tavola di Giuliano Presutti (1540 ca.) nella chiesa di San Domenico in Gubbio, soprattutto nella parte del Cristo-sacerdote che comunica San Pietro, mentre posiziona in modo diverso Giuda, visto di spalle con il sacchetto delle monete nella mano destra e gli apostoli che, intorno alla tavola, parlottano tra di loro. Il restauro della pala ha confermato la predilezione del Nucci per gli accesi colori tonali. La mostra di altare in stucco è decorata da un motivo a festone di foglie, continuo nell’estradosso dell’arcone e a racemi vegetali nei pilastri sottostanti; l’intradosso è ornato da sei lacunari, di cui due con rilievi a festoni di frutta, mentre nel lato interno dei pilastri si trovano due specchiature delimitate da cornici a rilievo e sormontate da testine angeliche. Le nervature architettoniche della mostra sono delineate da cornici ad ovoli e da decorazioni a volute con elementi a conchiglia e grappoli di frutta. Particolarmente interessante anche il restauro della parete di fondo della cappella che ha visto riemergere i colori originali nel tendaggio riaffiorato con il restauro e negli stucchi della rigogliosa cornice. Sul piano d’appoggio è posta una statua di S. Antonio Abate in gesso stampato, dipinto, dorato. L’altare apparteneva alla Confraternita del SS. Sacramento, che aveva quattro priori: uno di Loreto, uno di Piazza, uno di Coltortora e uno di Carbonana. Nel 1636, vi erano duecento iscritti tra uomini e donne.
L’abside
L’abside è interamente decorata con quattro paraste abbellite da capitelli corinzi e festoni di frutta e volute vegetali che delimitano la parte intonacata. Il catino absidale, impostato su una trabeazione con cornici modanate policrome, presenta invece una decorazione a lacunari con rosoni e festoni nella sezione rivolta verso l’altare mentre la sezione interna è ornata da una testa di cherubino inserita in una cartella tra volute e due cornucopie laterali. L’esterno dell’arco del catino è ornato con un festone vegetale interrotto al centro da una cartella con putti. Il nuovo altare è stato realizzato con materiale di risulta proveniente dalla cripta, con cippo originale.
L’Edicola dell’Addolorata.
Sulla sinistra del presbiterio è posta un’edicola al cui centro è posta una statua lignea raffigurante “L’Addolorata”, opera uscita da una nota bottega artigianale di Ortisei dello scultore Giacomo Vincenzo Mussner. La mostra di altare è delimitata da due colonne scanalate, con capitelli corinzi, impostate su stilobati ornati da teste di putti a rilievo, decorate all’estremità inferiore da girali vegetali; la nicchia della mostra è contornata da una cornice con motivi ad ovoli e pater noster, che ritornano anche nelle cornici della trabeazione, ornata a sua volta da girali vegetali e testine alate. Il coronamento della mostra è a timpano spezzato e con al centro la cimasa e l’immagine del pellicano. Sulle pareti laterali interne, entro cornici a stucco, sono raffigurati i Dolenti: la Madonna a sinistra e S. Giovanni Evangelista sulla destra. La presenza di queste due immagini conferma che in origine questa sia stata la cappella del Crocifisso di proprietà della Società del SS. Rosarum il cui emblema (il Pellicano) è rappresentato sulla cornice centrale in alto.
La Cripta millenaria
Ora, pellegrino. Sulla destra troverai l’ingresso alla Cripta, la parte più antica e affascinante dell’intero edificio.
Alla cripta si accede da un’apertura laterale posta a destra, sotto il presbiterio sopraelevato. È la parte più antica e, secondo molti studiosi, la più interessante dell’intero edificio. Prima di entrare si possono ammirare le decorazioni a bassorilievo della scala formata da un reticolato contenente all’interno dei clipei con motivi floreali e astratti e dell’architrave della porta con motivi geometrici e floreali. La pietra sotto la scalinata è parte di un grande pluteo del IX sec. (nell’architettura religiosa cristiana il pluteo divideva i vari settori di una chiesa, di solito delimitano il presbiterio e la cantoria); questa è una testimonianza importante, riemersa con il restauro della chiesa ad opera di Don Corrado Antonelli, per attestare che sul luogo preesisteva una pieve molto più antica dell’attuale. Anche l’architrave della porta con motivi geometrici e floreali risale allo stesso periodo. Entrando si può contemplare questo ambiente di notevole bellezza e di grande fascino, è senza dubbio la parte più interessante della chiesa di Loreto. È di pianta quadrangolare con abside semicircolare, la cui curvatura non appare esternamente perché ricavata nello spessore del muro; ha le volte a crociera sorrette da dodici colonne, alcune delle quali si trovano incorporate nelle mura della chiesa che, più tardi, fu costruita sopra. Le colonne, tutte di provenienza da edifici diversi di epoca romana, sono in pietra calcarea bianca eccetto due che sono, una di marmo e l’altra di granito grigio. I capitelli sono a forma di piramide quadrangolare rovesciata con testine abbozzate sugli spigoli. Tre bassi pilastri disposti su due allineamenti, impostano le volticciole a crociera della copertura che vanno a scaricarsi su semipilastri o su colonnine addossati alle pareti. Un robusto costolone s’imposta sul primo pilastro per giungere alla parete curvilinea dell’abside incrociandosi con l’archeggiatura centrale relativa ai pilastri del secondo allineamento. L’ambiente appare così diviso prima in due e poi in tre navatelle. Quando nel 1954 don Quirico Rughi ne scrisse su Il Messaggero, l’ambiente si presentava in condizioni molto diverse da quelle attuali: era interrato fino a mezza altezza, privo di altare, con una vasca rettangolare visibile sul pavimento. Proprio la presenza di questa vasca portò a ipotizzare che l’edificio fosse stato utilizzato come battistero per l’amministrazione del sacramento con il rito per immersione. L’ipotesi non è infondata, considerando che la pieve, già dal XIII secolo, era sede del fonte battesimale per un territorio molto esteso.
La datazione della cripta è oggetto di discussione. Alcuni studiosi ne individuano caratteristiche analoghe ad altre cripte umbre della metà dell’XI secolo; altri la ritengono coeva alla ricostruzione duecentesca del 1233. In ogni caso, essa precede per concezione e impianto l’attuale sistemazione della navata superiore.
Un elemento significativo, come nella Chiesa sovrastante, è la presenza della monofora orientata ad est. La luce mattutina penetra nella cripta in modo misurato, valorizzando la struttura architettonica e sottolineandone la dimensione simbolica. Nel 2024 la cripta è stata riaperta al pubblico dopo un intervento di restauro che ne ha ripristinato l’assetto originario, restituendo leggibilità agli spazi, consolidando le strutture e riportando alla luce la configurazione medievale. Oggi è nuovamente accessibile come parte integrante del percorso di visita della pieve. La cripta rappresenta il nucleo più antico e significativo della chiesa: uno spazio raccolto, strutturalmente essenziale, che conserva tracce di riuso romano e testimonia la lunga stratificazione storica del luogo.
Qui, nel silenzio delle pietre puoi sentire la continuità della storia. Prima di ripartire, ricorda che anche San Francesco percorreva questi sentieri nel suo viaggio verso Gubbio, provenendo da La Verna e spesso dirigendosi verso Assisi. Che il suo spirito di pace ti accompagni nel tuo cammino.
Preghiera di benedizione del pellegrino
Signore Dio,
che accompagni i passi di chi si mette in cammino,
guarda con benevolenza questi tuoi pellegrini.
Su questo sentiero francescano,
tra fatica e stupore,
sostieni i loro passi
e custodisci il loro cuore.
Come la luce che sorge da oriente
guida il cammino degli uomini,
così la tua grazia
illumini la loro strada
e rinnovi in loro la gioia del Battesimo.
Nella stanchezza dona forza,
nell’incertezza dona fiducia,
nel silenzio del cammino
fa’ risuonare la tua Parola.
Per intercessione
di Santo Stefano protomartire,
di San Giovanni Battista
e di San Francesco d’Assisi,
concedi a questi pellegrini
pace nel cuore,
protezione nel viaggio
e perseveranza nel bene.
Amen.
Ringrazio Paolo Salciarini per la collaborazione